domenica 23 maggio 2010

Gravido ventre di Antigone


A Rimbaud

In bilico sulla stanza spalancata.
Bocca sempre aperta della Poesia.

Che monologo! Mi parlo e mi ascolto distratta. O mio silenzo...il mio silenzio vestito di promesse, un silenzio più alto della mia bocca.
(Sono un po' di terra salata)

A forza introdotti incubi e sogni.
Quando la Poesia si fa visione doppia.
Dall'alto del tempo e dall'impossibilità di dare-un-nome.
E il silenzio si fa persino più alto.
Impossibile possibilissima scommessa della Poesia.
Lacerazione che ne taglia il ventre persino prima dell'avvenire della sua nascita.

Il mio silenzio più pesante di una pietra. Parlerei mille anni per distrarmi, ma può essere necessaria una mia parola? Quale? Trovare la propria parola.

Scommessa di una vita.
Allo scattare della quale cedono le serrature della lingua.
Cadono i lucchetti che appesantiscono le parole.
E ancor prima della nascita il ventre della Poesia è gravido del taglio.

Non è più tempo di stendere un editto perché Antigone non apra la porta. Sapete bene che l'aprirà ed entrerà la peste.

Maria Carla Trapani
(Marika)

* citazioni in corsivo da Danielle Sarréra, Diario.

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